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Girasoli, simbolo dell’Accademia

Dopo decenni di collaborazione con Giovanni Licini dovrei ben sapere che ha sempre intuizioni sorprendenti, eppure quest’anno è riuscito a stupirmi più del solito, benché si trattasse solo della semplicissima scelta di un fiore, o meglio di un campo di fiori, come emblema di quel che è diventato sia il Torneo di Tennis, sia la stessa Accademia che lo organizza. Mi telefona un giorno e mi dice «Voglio un bel campo di girasoli, magari per la copertina». Niente di più facile, penso. Ma penso male. Non vuole una fotografia per quanto bellissima, Vuole un capolavoro della pittura. Penso ai celebri vasi di Van Gogh, penso a quello di Monet e anche al suo Giardino di Vétheuil con il sentiero fiancheggiato da giganteschi girasoli che, fra l’azzurro dei gladioli, sembrano avanzare verso chi guarda come mossi da una brezza leggera. No! Non danno l’idea che Licini ha in mente. Ma io so bene cosa ha in mente Licini, perché è quello che anche io ho in mente da quando ero ragazzino e andavo al mare, rigorosamente a Riccione, con i miei genitori. Andavamo in giugno ed in agosto. In Romagna, ad un certo punto, l’autostrada affiancava un campo di girasoli. Se era giugno, nell’andata non c’erano girasoli, ma se si tornava alla fine del mese, eccoli splendere, così come in agosto, tanto sfolgoranti che pareva mi sorridessero. Io aspettavo di vedere questa meraviglia senza spiegarmi il motivo di tanta attesa. Era solo la loro bellezza? No, sarebbe ancora poca cosa. Era il volgersi continuo delle loro corolle verso il sole, il loro contare i passi del sole dal mattino alla sera. E allora andavo a cercare la “voce” Girasole su I Quindici, un’enciclopedia per i ragazzi che ci aveva portato Santa Lucia. Così avevo scoperto che la mitologia greca narra la leggenda della  ninfa Clizia che, innamorata del dio Sole, Apollo, non distoglieva lo sguardo dalla sua corsa sul carro del cielo, fino ad essere trasformata in un girasole. Lo narra anche Ovidio nelle sue Metamorfosi. Da qui i molteplici significati simbolici di questo grande fiore. Solarità, perseveranza, amore, desideri alti, ma anche gratitudine, rispetto, ammirazione per le persone che lo ricevono in dono. Augurio di luce e gioia da diffondere intorno. Detto questo, è superfluo aggiungere altro. Ognuno comprende la perseveranza di Licini nel voler mettere i girasoli a simbolo dell’Accademia, del suo Torneo di Tennis 2019 e, soprattutto, della sua davvero straordinaria Solidarietà. Non prima di un ultimo ricordo: l’immenso campo di girasoli, dai bellissimi colori del tramonto, visto durante una pedalata in Provenza, con moglie e bambine. Termino questo breve “amarcord”, con la bellezza dell’arte. La bellezza del Vaso con dodici Girasoli (1888) di Van Gogh, alcuni ancora in boccio, altri in pieno rigoglio, altri già appassiti e ormai in semenza. Quasi un’immagine eterna della vitalità della natura, che fa comprendere meglio Vincent quando scrive: «Vedo ovunque nella natura… capacità d’espressione e, per così dire, un’anima». Colori più dolci e accarezzanti, nei Girasoli di Monet, dipinti sette anni prima, nel 1881, con il vibrante giallo delle corolle che catturano la luce risplendendo nello spazio in circolarità perfetta. Claude, al contrario di Vincent, non dipinse altri vasi di girasoli, sebbene amasse tanto questi fiori da farli campeggiare nel suo già citato giardino. Insieme alle distese di girasoli, sono un omaggio a Giovanni Licini e a tutta l’Accademia dello Sport per la Solidarietà.

PAOLO COLOMBO