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La Tac Mobile per altri due mesi a Seriate. Patelli “Fondamentale l’intervento dell’Accademia”

Il grande dono della Tac Mobile da cui tutto ha avuto inizio nei primi giorni dell’emergenza Covid-19, l’intuizione dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà per il Bolognini di Seriate, attraverso il racconto di chi ha il compito di gestirla.

Era l’11 marzo e a far recapitare all’ospedale di Seriate, uno di quelli più sotto pressione dalla diffusione della pandemia nel nostro territorio, una preziosissima Tac mobile è stata l’Accademia dello Sport per la Solidarietà di Bergamo: l’associazione benefica è stata in grado di raccogliere, grazie alla fondamentale disponibilità di una quindicina di imprenditori del territorio, i 150mila euro necessari per il noleggio per due mesi del macchinario, arrivato dall’Olanda dopo 23 ore di viaggio.

E ora quegli stessi imprenditori si sono impegnati per fare in modo che la Tac mobile rimanga nella disponibilità dell’ospedale per altri due mesi, per affrontare con maggiore serenità questa nuova fase dell’emergenza.

A gestirla c’è Gianluigi Patelli, direttore del Dipartimento dei servizi dell’Asst Bergamo Est e direttore della Radiologia dell’ospedale Bolognini: “Per noi è stata una donazione provvidenziale. Ci ha permesso, nel momento in cui la tempesta stava montando ed era impetuosa, di riuscire a stare anche solo quel mezzo passo in avanti per non esserne travolti. All’inizio ci ha consentito di far fronte in modo adeguato alla quantità impressionante di pazienti che arrivavano dal Pronto Soccorso. E poi ci ha permesso di iniziare da subito a pensare a come separare i percorsi diagnostici”.

La Tac mobile si è aggiunta così a quella fissa già presente all’interno della struttura ospedaliera, ma dalle donazioni sono arrivati anche ecografi e radiografi portatili che hanno consentito di separare l’ambiente del pronto soccorso da quelli di ricovero, in modo da ridurre il più possibile le occasioni di contagio.

“In questo modo abbiamo fatto arrivare in Radiologia solo i pazienti che necessitano di esami particolari – sottolinea Patelli – La Tac mobile, di fascia così alta, ci ha dato e ci sta dando respiro, garantendoci una certa tranquillità nella gestione dei pazienti e dei relativi follow-up. Questo a prescindere da quella che sarà l’indicazione futura della Regione sulla ripartenza”.

Il ringraziamento all’Accademia dello Sport si rinnova: “Senza il loro intervento non so come avremmo fatto – evidenzia Patelli – Di questa malattia sappiamo ancora pochissimo: c’è bisogno di condurre tutta una serie di esami, tra cui quelli radiologici, anche per vedere se dà reliquati. Ma il loro sostegno non si è fermato a donazioni e macchinari tecnologici: è stato fondamentale anche l’apporto umano, il ricevere la carica dalla sicurezza di averli al nostro fianco. In organico abbiamo personale che dal 23 febbraio ha fatto al massimo 4 giorno di riposo: avere tutto il sostegno, anche psicologico, ci ha permesso di superare dal punto di vista emotivo questa situazione drammatica. È stata la nostra bombola d’ossigeno, la nostra forza nascosta nei momenti più bui”.

Parole accolte con piacere dai vertici dell’associazione benefica: “Quest’anno abbiamo rinviato il nostro programma sportivo per dedicarsi esclusivamente alla solidarietà sul territorio – sottolinea il presidente Alessandro Masera – Siamo soddisfatti dei risultati raggiunti e abbiamo ancora molti fondi da impegnare: un grazie al nostro trascinatore Giovanni Licini che si è mosso giorno e notte per dare una mano. Non ci fermiamo, abbiamo tante altre sfide difficilissime davanti a noi, anche quando l’emergenza sanitaria sarà conclusa: sono però fiducioso, perchè in questo periodo la laboriosità e la generosità dei bergamaschi mi ha davvero sorpreso“. 

Dal giorno del suo arrivo nel piazzale antistante il Bolognini, la Tac mobile ha svolto parecchie centinaia di esami, con una media grossolana tra i 10 e i 15 pazienti al giorno: “Tra un esame e l’altro, ovviamente, va fatta la pulizia del macchinario: chiariamo, non è un ‘pazientificio’, è servita da supporto alla Tac fissa per sopperire all’enorme richiesta che c’è stata in questo periodo”.

La procedura prevede che il paziente arrivato in pronto soccorso venga triagiato e, se necessario, viene inviato alla Tac mobile: “Si tratta dell’esame migliore per fare una fotografia della situazione – spiega il primario di Radiologia – In pochissimo tempo ci dice se il paziente ha segni di coinvolgimento polmonare e di alterazioni compatibili e tipiche della diagnosi di infezione da Covid-19. La velocità è una caratteristica importantissima: il paziente deve trattenere il fiato per pochissimi secondi, rendendo l’esame idoneo anche per tutti coloro che hanno forti difficoltà respiratoria per cui quell’operazione è complicata. Per noi è un esame di qualità superiore: la Tac, insieme alle indagini ematochimiche e al tampone, ci permette di fare la diagnosi. E in seguito anche di monitorare il decorso del paziente. Al momento è a disposizione esclusiva dei pazienti Covid”.

Seriate è stato tra i primi ospedali a sperimentare le difficoltà e l’altissimo afflusso continuo di pazienti e ora ha iniziato a vedere la luce: ma proprio quei momenti complicati si sono rivelati un’utilissima fonte di dati e informazioni che sono stati messi anche a disposizione anche di Sirm, Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica, per arrivare a definire dei protocolli da seguire.

“Stiamo vivendo un momento di relativa calma – ammette, con tutte le riserve del caso, il dottor Patelli – Siamo sempre oberati, ma prima eravamo travolti. Ogni mezza giornata si facevano nuove osservazioni che trasmettevamo agli organi societari italiani per dare indicazioni che potessero essere preziose anche per altre realtà italiane. Non abbiamo fatto le cavie, ma è stato importante e intelligente non aver fatto sanità fine a se stessa e solo per noi: abbiamo avuto la lucidità e la capacità di fare questo lavoro in collegamento con le autorità scientifiche, accendendo la luce su alcuni aspetti della malattia. E continuiamo a fare osservazioni molto interessanti, con la differenza che oggi abbiamo il tempo anche per confrontarci con altri ospedale e partecipare a protocolli multicentrici che mettono in comune e condividono le varie esperienze. Speriamo non sia necessario, ma questo lavoro sarà importantissimo qualora dovesse verificarsi un ritorno di fiamma dell’infezione: la pandemia non è un evento controllabile, ma l’affronteremmo con più consapevolezza”.