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Gli amici del torneo. Stefano Vecchi, un bergamasco alla guida dell’Inter: «Esperienza impagabile»

Da Mapello, dal calcio di provincia, ha saputo affermarsi ai massimi livelli. La strada tracciata da Stefano Vecchi, tecnico bergamasco seminatore di talenti e risultati, è quella del lavoro, dell’applicazione, dello studio, partendo dai dilettanti e giungendo al professionismo. Fino a guidare l’Inter, la prima squadra nerazzurra, in due parentesi differenti durante l’ultima stagione: «Dal punto di vista professionale mi porto dentro tantissimo, è un’esperienza impagabile poter gestire certi giocatori e vivere giornate in stadi straordinari come San Siro – spiega il mister classe 1971, “prestato” dalla Primavera per un totale di quattro gare -. Dal punto di vista umano, mi tengo stretti i rapporti intessuti con i ragazzi: la soddisfazione dopo la partita con l’Udinese è stata ricevere abbracci e ringraziamenti da parte di giocatori importanti, per me vuol dire molto. C’è una società che ha avuto fiducia in me: so che è stata un’esperienza a termine, l’ho presa per quello che è, cercando di dare il massimo».

Al suo fianco, sulla panchina delle giovanili come in quella dei «grandi», c’è Luca Facchetti, figlio di Giacinto e amico dell’Accademia. Ma stavolta, a Cividino per il Tennis 2017, niente doppio: «Lo scorso anno ho fatto perdere Luca – sorride Vecchi, che da calciatore ha militato proprio nel vivaio interista -. Scherzi a parte, questa è un’iniziativa che ho conosciuto negli ultimi anni: ringrazio chi mi invita e faccio i complimenti all’Accademia, perché riesce a fare un grande lavoro per la beneficenza».

Nel curriculum da mister di Vecchi, dopo i primi passi con Mapello e Colognese, il capolavoro si chiama Tritium, la squadra di Trezzo sull’Adda condotta dalla Serie D alla Prima Divisione della Lega Pro. Poi le avventure con Spal, Sudtirol, Carpi, sino all’approdo nella Primavera dei nerazzurri milanesi. A proposito di giovani, il tecnico bergamasco inquadra i talenti in erba che il calcio italiano ha messo in luce negli ultimi tempi: «Il Sassuolo ha giocatori importanti, Pellegrini mi pare molto forte, poi penso all’Atalanta, da Caldara a Gagliaridini che ho potuto allenare: Roberto è molto forte sia sotto il profilo tecnico che umano, oltre che dal punto di vista morale e tecnico: ha tutte qualità per diventare un riferimento dell’Inter. Qui, dopo l’arrivo dall’Atalanta, è partito benissimo, ha poi attraversato un momento di difficoltà che ci può stare, ma nelle tre gare che ha fatto con me è stato sempre tra i migliori: vuol dire che ha carattere, che sa superare le difficoltà, e questo gli servirà d’esperienza per il futuro. Ha fatto passi da gigante, ha prospettive importanti».