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Monica Frigeni, responsabile commerciale dell’azienda Dastyflysim: l’esperienza della sua famiglia nella primavera del 2020

Monica Frigeni, responsabile commerciale dell’azienda Dastyflysim, racconta i momenti di angoscia vissuti durante il Covid-19 che ha contagiato entrambi i genitori
 
Se andiamo indietro due anni, cosa ricorda di marzo 2020, quando è scoppiata la pandemia nella nostra provincia?
 
«Proprio in quei giorni mia mamma era partita per Ischia e dopo una settimana in albergo mi ha comunicato che l’avevano chiusa in camera dicendo di non muoversi. I gestori avevano trovato un caso di positività in hotel e hanno deciso di evacuare la struttura mandando a casa le clienti scortate dalla Polizia. All’inizio non sapevamo se fosse anche lei positiva e così abbiamo deciso di portare il papà in un appartamento di villeggiatura sul lago per precauzione».
 
Una decisione che si è subito rivelata corretta.
 
«Sì, perché dopo 3 giorni la mamma ha iniziato ad avere febbre alta e tosse forte. Anche la sua dottoressa era positiva e non riusciva a visitarla, quindi abbiamo dovuto gestire una situazione molto complicata. Caso vuole, dieci giorni prima avevo conosciuto telefonicamente Giovanni Licini, il fondatore dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, che si è subito attivato per darci una grossa mano».
 
Ricordiamo che sono i giorni peggiori con la pandemia che ha messo letteralmente in ginocchio tutta la nostra comunità, comprese le strutture sanitarie.
 
«In ospedale erano in guerra e in un primo momento ci hanno consigliato di tenere a casa la mamma, prescrivendole un farmaco. Purtroppo però le sue condizioni si aggravavano e decisi di chiamare un’ambulanza. Ecco, era impossibile trovarne una libera, così mi sono affidata ad un servizio privato. Mia mamma però non voleva andare in ospedale, impaurita del fatto che rischiava di non vedere più i suoi cari. A casa da sola continuava a peggiorare, tanto che ho dovuto recuperare un saturimetro per monitorarla, ma a quel punto doveva scegliere se rimanere a casa e probabilmente morire o andare in ospedale per farsi curare. Decisi di richiamare l’ambulanza privata e in quel momento ho perso 10 anni di vita perché stavo facendo una cosa contro la sua volontà, con il timore di non vedere più mia mamma. L’abbiamo salutata tutti e tre i figli e le abbiamo dato il telefonino con cui tenerci in contatto».
 
A quel punto non c’era altro da fare che attendere buone nuove.
 
«Ricordo ancora come mia mamma piangesse e al pronto soccorso ci raccontava che c’era gente disperata che urlava. Dopo alcune ore di attesa è stata ricoverata in cardiologia con ossigeno. Tramite Giovanni Licini mi tenevo in contatto per essere aggiornata sulle sue condizioni di salute e fortunatamente dopo una settimana di febbre ha iniziato a migliorare. Devo ringraziare con il cuore gli operatori sanitari e in particolare il dottor Gianluigi Patelli che l’hanno coccolata durante le 3 settimane in ospedale, a cui è seguito il trasporto in una struttura esterna aspettando che diventasse negativa».
 
 
Come ha vissuto suo papà in queste lunghe settimane di preoccupazione?
 
«E’ stato da solo per 3 mesi con il parkinson in un villaggio deserto a Sirmione. Nonostante tutto è stato bravissimo e ogni giorno faceva la sua ginnastica, compresi 2 mila passi rigorosamente in casa. E’ stata una dura prova per tutti noi, mia mamma ha rischiato di morire e in ospedale sentiva continuamente storie di lutti. Fortunatamente abbiamo conosciuto Giovanni Licini, a capo di un gruppo straordinario di volontari, che mi rispondeva anche alle 4 di notte e in quel periodo non è mai stato fermo, recuperando tutti i giorni dispositivi, respiratori e la tac mobile arrivata dall’Olanda. Con la nostra azienda abbiamo deciso di contribuire sia per la strumentazione sia per i gel disinfettanti».
 
La vostra produzione è fra quelle che non si è mai fermata.
 
Sì e devo ringraziare tutti i nostri dipendenti che hanno compreso quanto fosse importante dare il nostro contributo in un momento così tragico per tutta la Bergamasca. Tutti hanno lavorato doppio turno per produrre gel disinfettanti da distribuire agli ospedali, alle forze dell’ordine e ai Comuni della Bergamasca. Ricordo che andavo in azienda e non c’era in giro nessuno».
 
Qualche mese più tardi anche suo papà ha contratto il Covid.
 
«A febbraio 2021, quasi un anno dopo rispetto a mia mamma, anche il papà ha preso il Covid durante la riabilitazione in una struttura ospedaliera. Dopo essere stato portato in ambulanza a Seriate, è stato trasferito ad Alzano con la polmonite. Trascorse tre settimane di cure, ha concluso la degenza a Gazzaniga. In queste esperienze ho potuto toccare con mano come il personale ospedaliero abbia dovuto affrontare un fenomeno troppo grande, rispondendo con grande forza e coraggio, indispensabili per salvare tantissime vite umane, comprese quelle dei miei genitori».
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Gianluigi Patelli: l’arrivo della tac mobile dall’Olanda, simbolo di speranza nella pandemia

Gianluigi Patelli, primario di Radiologia all’Ospedale di Seriate, ripercorre i momenti più drammatici dell’emergenza sanitaria, con medici e infermieri impegnati senza sosta contro un nemico sconosciuto
 
Cosa ricorda delle ore successive allo scoppio della pandemia?
 
«Beh, mi viene ancora la pelle d’oca a pensarci. Ci siamo trovati a gestire un fenomeno veramente difficile da combattere. Ricordo che una sera mi telefonò Giovanni Licini, insieme a due imprenditori dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, Beppe Panseri e Claudio Bombardieri. Subito mi chiesero di cosa avessi bisogno e nel giro di due giorni mi sono trovato fuori dalla porta dell’ospedale una tac di fascia molto alta arrivata dall’Olanda. Teniamo presente che ne esistono solo due in Europa e noi abbiamo avuto a disposizione la migliore. Qualcuno definirebbe questo percorso come fortunoso, ma io credo che ci sia stata la Provvidenza ad aiutarci».
 
Grazie alla tac si è riusciti a curare e a salvare la vita ad un altissimo numero di persone.
 
«Sì, anche perché vivevamo giornate dove arrivava una quantità numerica di pazienti che non poteva essere gestita con le armi di cui disponevamo normalmente. I tamponi non erano sufficienti e il pronto soccorso era letteralmente intasato. La pandemia è per definizione un evento incontrollabile e la situazione che stavamo vivendo richiedeva supporti straordinariamente superiori rispetto alle dotazioni standard. La nostra azienda sanitaria non fa solo attività di routine, ma anche ricerca, tanto che alcune procedure di radiologia interventistica, come l’ablazione della prostata tramite laser, hanno fatto scuola nel mondo».
 
Durante l’emergenza sanitaria sono state fondamentali le donazioni ricevute.
 
«Esattamente e l’Accademia dello Sport per la Solidarietà ha avuto un ruolo primario, con Giovanni Licini che ha coordinato al meglio l’attività di solidarietà. Ebbene, si è creata una coniugazione perfetta, come due calamite attaccate, che ha permesso di utilizzare istantaneamente le donazioni ricevute, supportando immediatamente gli operatori sanitari e gli ospedali nelle diverse esigenze. Abbiamo parlato della tac, ma in quei giorni sono arrivati anche altri dispositivi indispensabili, come respiratori, caschi Cpap, flussimetri e medicinali come il curaro».
 
Un encomio va sicuramente a tutti gli operatori sanitari che non hanno mai mollato, salvando ogni giorno numerose vite umane.
 
«Sono stato in ospedale dalla mattina alla sera, dal 24 febbraio e fino a luglio, compresi sabati e domeniche. In tutto questo tempo ho notato come tutti i colleghi abbiano lavorato con il sorriso e senza far pesare la fatica. Devo dire che si è creato uno spirito di squadra che non mi è mai capitato di vedere».
 
 
Bergamo in quei giorni ha affrontato per prima questa terribile malattia, facendo anche scuola per la comunità scientifica.
 
«Mi sono subito messo in contatto con il presidente della società di radiologia medica e interventistica, in modo da produrre i risultati delle tac con la pubblicazione dei lavori e le conseguenti collaborazioni scientifiche. A livello operativo, una volta arrivata la tac mobile dall’Olanda, abbiamo creato una chat in Whatsapp con i medici di famiglia sul territorio. Grazie alla veloce diagnosi eravamo infatti in grado di informare sulle condizioni del singolo assistito e decidere se ricoverarlo in ospedale o curarlo a casa. Tutto è stato possibile grazie all’ingrediente vincente della solidarietà».
 
E, lo ribadiamo, grazie all’impegno profuso senza sosta da medici e infermieri.
 
«A questo proposito ho un ricordo molto personale vissuto durante l’emergenza sanitaria. Mia mamma si è ammalata proprio in quel periodo ed è mancata a causa del Covid. Nei suoi ultimi giorni di vita mancava l’ossigeno ed io ero impegnato per curare decine di malati. Non potendo abbandonare l’ospedale l’ho affidata a Giovanni Licini e, come mi piace ricordare, in questo modo mia mamma ha avuto l’ultimo bicchiere d’acqua e il poco ossigeno rimasto per andarsene serena».
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La solidarietà è un pilastro della nostra comunità: la testimonianza del Sindaco di Scanzo Davide Casati

 
Il sindaco di Scanzorosciate, Davide Casati, ripercorre i 40 giorni più tragici dell’emergenza sanitaria, sottolineando l’impegno dimostrato da moltissimi cittadini e imprenditori
Sono trascorsi ormai due anni dallo scoppio della pandemia. Cosa le è rimasto di quei giorni?
 
«Ricordo, come fosse ieri, le strade completamente vuote. In qualità di sindaco avevo la possibilità di girare per le vie e le piazze deserte, ma non mi sono mai sentito solo, perché dalle finestre e sui balconi si affacciavano tutti i miei concittadini, in cerca di certezze. Un’altra immagine che rimarrà indelebile nella mia memoria è la coda delle pompe funebri fuori dagli uffici comunali per le denunce di morte».
 
Come trascorrevano le sue giornate da sindaco?
 
«Ero a completa disposizione del mio paese, innanzitutto per dare parole di conforto a tutti coloro che mi telefonavano, a partire dai parenti dei tantissimi defunti. Mi sentivo molto spesso anche con Giovanni Licini, fondatore dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, che mi chiedeva come poteva essere d’aiuto per la nostra comunità, oltre che per il resto della Bergamasca, facendo da raccordo con le strutture sanitarie. Sono state giornate frenetiche e drammatiche, tenendo presente che tutto si è concentrato in 40 giorni, tra marzo e i primi giorni di aprile. Purtroppo abbiamo perso tanti cittadini e anche numerosi ospiti della nostra casa di riposo».
 
Il Comune è insomma riuscito a stare vicino alla cittadinanza.
 
«Oltre alla presenza delle istituzioni, sono stati molto importanti i messaggi sui social network e le chiamate tramite il sistema informatico alle case di tutti, in modo da far sentire la voce del sindaco e la vicinanza dell’amministrazione comunale».
 
Nella drammaticità del momento abbiamo assistito ad un dispiegamento di forze per contrastare la pandemia.
 
«Anche a Scanzorosciate abbiamo attivato le reti di volontariato, che si sono rese subito rese disponibili. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, non siamo mai stati soli e tutti insieme, dai ragazzi agli anziani, abbiamo dato una mano alla nostra comunità».
 
 
Volontariato e generosità hanno aiutato ad uscire dall’emergenza.
 
«A Scanzo abbiamo la fortuna di avere tanti imprenditori generosi, oltre a Giovanni Licini, che è anche cittadino benemerito. Molte aziende hanno donato soldi che il Comune ha utilizzato per i servizi sociali o i dispositivi di protezione individuale, distribuiti nelle case di riposo, ai medici di base e in tutte le case. Nulla era scontato, ma tutta la comunità ha dimostrato che è possibile collaborare pensando soprattutto agli altri, donando loro un sorriso e tanta fiducia. Questo è il vero pilastro sul costruire la ripartenza».
 

La testimonianza del Sindaco di Scanzorosciate Davide Casati

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L’aiuto alla Bergamo ferita direttamente dal territorio: l’esperienza di Roberto Paratico, direttore generale della Flow-Meter Spa

 
Roberto Paratico, direttore generale della Flow-Meter Spa, è sceso in campo con la sua azienda per fornire migliaia di strumentazioni indispensabili per garantire ossigeno e gas medicinali ai malati di Covid.
Sono trascorsi due anni dall’arrivo della pandemia nella nostra provincia. Cosa si ricorda di quei momenti?
 
«La nostra azienda si è messa subito a disposizione in modo da trovare soluzioni per tutto ciò che riguardava la fornitura di ossigeno e gas medicali. Gli ospedali necessitavano non solo di apparecchiature come flussimetri o sistemi di ventilazione non assistita, ma tutto il materiale per l’erogazione. Le giornate erano concitate, perché era necessario trasformare i reparti delle strutture sanitarie in sub intensiva. Chiaramente gli impianti non erano dimensionati e noi abbiamo fatto di tutto per realizzare gli ampliamenti necessari in modo da erogare ossigeno al maggior numero di pazienti. Non ci siamo mai fermati e ricevevo anche 15 o 20 telefonate ogni giorno da Giovanni Licini, fondatore dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, che era in prima linea per risolvere i problemi nel più breve tempo possibile. Uno tsunami inaspettato stava facendo volare via i nostri cari, e gli amici, sia giovani che anziani».
 
 
La vostra azienda, specializzata in attrezzature medicali, ha fatto letteralmente gli straordinari.
 
«In tre mesi sono stati profusi enormi sforzi per assistere tutti i malati, a partire dai nostri anziani, che rischiavano di morire perché mancavano le bombole di ossigeno. Ricordiamo anche l’ospedale distaccato in fiera, dove abbiamo realizzato un impianto di distribuzione di gas medicinali in una settimana e donato tutte le attrezzature necessarie. I nostri caschi Cpap sono stati validati anche negli Stati Uniti, mettendo a disposizione questa tecnologia per il trattamento dei pazienti critici.
 
Eravamo costretti a dover operare il triplo dei ritmi normali e abbiamo convertito la produzione sulla strumentazione per l’erogazione dell’ossigeno. D’altronde, dovevamo accontentare le esigenze del nostro territorio e di tutta Italia e abbiamo interrotto le forniture estere. Non dimenticherò mai la fila delle auto di servizio mandate dagli ospedali che aspettavano la consegna delle attrezzature salva vita. Teniamo presente che ci siamo ritrovati a produrre anche 5 mila flussimetri ogni settimana. Con orgoglio abbiamo lavorato a stretto contatto con i medici, impegnati direttamente sul campo, pur rimanendo in seconda linea e di conseguenza più protetti rispetto agli operatori sanitari. In qualche mese siamo riusciti a riportare, non tanto la serenità, che manca ancora oggi, ma quantomeno una condizione gestibile
 
I bergamaschi non si sono certo piegati davanti alla ferocia del virus, dimostrando grande solidarietà.
 
«Nella nostra provincia il volontariato, a partire dall’Accademia dello Sport per la Solidarietà, capitanata da Giovanni Licini, ha rappresentato un esempio per tutti. Nei momenti più concitati gli imprenditori sono rimasti uniti da un collante che ha permesso di salvare tantissime vite umane. La tac mobile portata al Bolognini di Seriate ha permesso una diagnosi tempestiva, quando ancora i tamponi o i sistemi per le analisi sui pazienti erano ancora contenuti. In tantissimi hanno donato denaro per realizzare opere e strutture per la comunità bergamasca, mentre i volontari hanno lavorato senza sosta per settimane. Dobbiamo alzarci in piedi per applaudire questa grande generosità, dai tifosi dell’Atalanta agli imprenditori che hanno messo a disposizione tuto quello che avevano pur di dare una mano agli altri».
 
 
Le immagini di Bergamo, ma anche la reazione della nostra comunità, hanno fatto il giro del mondo.
 
«Il ricordo rimarrà indelebile nella mia memoria e tutti noi confidiamo che torni presto il sole dopo la tempesta. Abbiamo dimostrato come sono le condizioni più difficili a rendere le cose straordinarie».
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Cala il sipario sull’hub vaccinale di Chiuduno: un’esperienza fantastica per i nostri volontari

Si chiude qua l’avventura dell’ hub vaccinale di Chiuduno, dove anche la nostra Accademia dello Sport è stata grande protagonista con i suoi volontari. Lo sforzo di tanti ha portato a risultati fantastici. Il polo vaccinale di Chiuduno è stato quello che ha somministrato più dosi di vaccino anti Covid di tutta la Bergamasca, 480.339 in 13 mesi.

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Silvia Persico sul tetto del mondo del ciclocross: alla 24enne di Cene i complimenti dell’Accademia

Grande impresa per una giovane promessa del ciclismo italiano. Silvia Persico, 24 enne di Cene, ha conquistato la medaglia di bronzo individuale e la medaglia d’oro nel team relay a squadre nel campionati del mondo di ciclocross negli Stati Uniti. E’ nata una nuova stella del firmamento sportivo bergamasco arrivata ai livelli più alti mondiali. Tutta l’Accademia dello Sport per la Solidarietà si unisce alla grande gioia di tutta la famiglia di Cene per i grandi risultati di Silvia: non appena sarà possibile ti aspettiamo per conoscerti e dedicarti il giusto tributo!

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I doni per l’Epifania da parte dell’Accademia dello Sport per i piccoli vaccinati a Chiuduno

Festa dell’Epifania speciale per l’Accademia dello sport e i suoi volontari. L’associazione cittadina con Giovanni Licini e alcuni volontari ha fatto visita in quella che ormai è diventata la sua seconda casa, l’hub vaccinale di Chiuduno, dove da mesi i volontari sono parte integrante della struttura organizzativa. adoperandosi nell’attività di accoglienza agli utenti. L’Accademia dello Sport ha consegnato, in occasione della festa dell’Epifania, i doni ai piccoli che si sono vaccinati, eroi responsabili in questo nuovo momento delicato. 

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Regione Lombardia premia i volontari, operativi nelle settimane più dure della pandemia. In prima fila anche l’Accademia

Nel nome del volontariato, con il pensiero rivolto alle settimane più difficili del 2020, Regione Lombardia ha voluto ringraziare chi si è speso gratuitamente verso gli altri. In piazza Città di Lombardia si è svolta la cerimonia di premiazione di chi nell’emergenza Covid-19 non ha esitato a mettersi in gioco, rischiando sulla propria pelle per poter dare invece sollievo agli altri e chi poi dopo la bufera ha collaborato nei centri vaccinali.

In prima fila c’era anche l’Accademia dello Sport per la Solidarietà con Giovanni Licini e alcuni volontari: nelle settimane più difficili il nostro impegno costante ha permesso di raccogliere più di 1 milione di euro, donati alle strutture del territorio per l’acquisto di dispositivi fondamentali per supportare la rete sanitaria lombarda provata in quei momenti, supportando poi con i suoi volontari e contribuendo alla realizzazione dei punti vaccinali di Clusone e Chiuduno.

“Eravamo presenti insieme alla Protezione civile di tutta la Lombardia, con la quale abbiamo sempre collaborato –spiega Giovanni Licini-. Mi hanno colpito le parole del Presidente Attilio Fontana che ricorda ancora una volta come l’eccellenza della Lombardia sia rappresentata dai volontari che lavorano per il loro territorio e quelle dell’assessore Letizia Moratti. Quest’ultima ci ha ricordato che ognuno di noi può scrivere una storia di quello che è successo, perché sono emozioni che abbiamo dentro al cuore e noi come Accademia in questi mesi ci proveremo”.

Al fianco di Giovanni Licini c’era chi lontano dai riflettori, lo ha sostenuto in quelle settimane: a Milano si potevano contare sulle dita di una mano, naturalmente, nel rispetto delle normative anti Covid-19, ma dietro le quinte sono circa una quarantina di volontari dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà.

“E’ stata una cerimonia che ci ha permesso di sentirci ancora una volta parte integrante del mondo della solidarietà –spiega la volontaria Antonella-. Abbiamo fatto la nostra parte, l’impegno è stato davvero tanto sia nel lavoro all’hub vaccinale che nelle operazioni di segreteria nelle settimane più difficili, quando da casa cercavamo di sostenere la nostra città, un lavoro costante che ha dato i suoi frutti”.

“Per me è stata la prima volta in un’ occasione così speciale –spiega il volontario Giacinto-. Sono entrato da poco in Accademia, proprio prima del Covid-19 ed è stata una grande emozione essere premiati per quello che abbiamo fatto per gli altri ed essere lì in rappresentanza di tutti i volontari e colleghi. Ora speriamo di tornare alla normalità e di vivere le emozioni sportive dell’Accademia, come il torneo di Tennis famoso da decenni a Bergamo. E’ un premio che va a tutti noi: all’hub vaccinale di Chiuduno abbiamo lavorato in una ventina su due turni”.

 

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L’Accademia tifa Atalanta: forza nerazzurri, siamo con voi!!!

Siamo alla vigilia di un giorno speciale per Bergamo. L’Atalanta affronta la quinta finale di Coppa Italia della sua storia: la distanza dallo stadio di Reggio Emilia, dove si disputerà la finalissima con la Juventus non ci pesa, l’Accademia dello Sport è vicina all’Atalanta come in tante altre circostanze, proprio come quella volta a San Siro, nell’ultima partita aperta al pubblico prima della pandemia nel febbraio 2020 contro il Valencia.

Vogliamo ritornare il prima possibile a quello, a rivivere il mondo fuori dalle nostre case in compagnia degli altri: ai nerazzurri invece auguriamo di tornare a Bergamo con quella Coppa!!!Forza Atalanta!!!

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Il grazie a medici e infermieri in Val Pusteria: 20 famiglie accolte dalle strutture della zona

La promessa è stata mantenuta, il grande abbraccio del popolo del Trentino Alto Adige e più precisamente della Val Pusteria ai bergamaschi e a chi ha lavorato in prima linea nel corso dell’emergenza sanitaria Covid 19. Venti famiglie in tutto, da lunedì 7 settembre sono ospiti delle strutture ricettive della zona che hanno deciso di aderire all’iniziativa, appoggiati dall’Accademia dello Sport per la Solidarietà.

“È il nostro grazie a dottori, medici e infermieri bergamaschi che durante il periodo peggiore della pandemia si sono battuti in prima linea”. Le parole di Albin Ingenuin Schwingshackl sono il riassunto dell’omaggio che la Val Pusteria – precisamente il paese di Monguelfo-Tesido-Val Casies – ha voluto fare agli operatori sanitari di Bergamo in collaborazione con l’Accademia dello Sport per la Solidarietà.

 

Il legame che si è instaurato tra il paese incastonato nella splendida vallata ricca di bellezze naturali, la sua gente e i suoi albergatori con Giovanni Licini e l’Accademia dello Sport per la Solidarietà è stato qualcosa di particolare, frutto di una vera amicizia che si è andata consolidando negli anni. Nel 2017 furono ospitate le famiglie di Amatrice dopo la pesante prova del terremoto: questa volta tocca invece a medici e infermieri degli Ospedali di Bergamo, Seriate e Treviglio, oltre a quello da campo degli Alpini della Fiera, per un totale di una trentina di persone.

“Essere presenti a questa iniziativa è importantissimo per me – spiega Sergio Rizzini, direttore generale della Sanità dell’Associazione Nazionale Alpini -, perché significa rendere omaggio a chi ha lavorato al nostro fianco ma anche dire grazie a chi, come Giovanni Licini e la sua Accademia, ci ha permesso di realizzare il famoso ospedale da campo”.

Alla cerimonia di lunedì 7 settembre era presente anche Don Giulio Dellavite, segretario generale della Curia di Bergamo: “La generosità dei bergamaschi ha fatto la differenza nel momento più duro, e oggi siamo qua a raccogliere quello che è stato piantato allora. Bergamo – ha spiegato don Giulio – è ripartita nei mesi peggiori grazie a tre A che sono stati ‘alpini’, ‘artigiani’ e ‘atalantini‘. Ora a queste eccellenze possiamo aggiungerne altre due di A, che stanno a significare ‘attori’, dottori, medici e infermieri, e ‘Accademia’, quella del nostro amico Giovanni”.

“Siamo grati per quello che è stato fatto – è il commento, commosso, di Giovanni Licini -. Si sono ricordati di Bergamo da tanto lontano, non era scontato. Questa gente ha dimostrato una bontà d’animo fuori dal comune. Ci tengo a sottolineare che la cerimonia di lunedì si è svolta nel pieno rispetto delle regole anti-contagio: eravamo tutti con la mascherina e abbiamo tutti osservato il distanziamento, perché la pandemia è tutt’altro che finita e dobbiamo ricordarcelo”.

“Abbiamo una grandissima amicizia che ci lega a Bergamo e all’Accademia di Licini – spiega il sindaco di Monguelfo-Tesido-Val Casies Albin Ingenuin Schwingshackl -. Ci auguriamo che questi professionisti possano godere di un periodo di meritato riposo tra le nostre montagne”.

“L’amicizia anche questa volta è venuta prima di ogni cosa – spiega Harald Eberhofer titolare dell’Hotel Christof, promotore dell’iniziativa e vicepresidente dell’associazione turistica -. Ho parlato con Giovanni durante i giorni più bui per Bergamo, ho chiesto cosa avremmo potuto fare per dare una mano a quegli operatori sanitari che si stavano battendo in prima linea contro quel virus maledetto: ecco, in quei giorni è nata l’idea di ospitare dottori, medici e infermieri nei nostri alberghi. Non ce ne siamo dimenticati”.

 

Ospiti di Monguelfo-Tesido e Valle di Casies dal 7 al 10 di Settembre 2020 gli operatoti sanitari, medici e infermieri in rappresentanza di tutti gli Ospedali Bergamaschi, Mons. Giulio Della Vite in rappresentanza della Curia Bergamasca e Sergio Rizzini in rappresentanza della Sanità dell’ANA.

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