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Torna il torneo di tennis dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà: appuntamento dal 19 maggio all’11 giugno a Bergamo

 
Dopo due anni di stop rieccoci, più carichi e forti di prima e con una nuova location. Il torneo andrà in scena dal 19 maggio all’ 11 giugno nei nuovi campi della Casa dello Sport di Bergamo. L’iniziativa sarà presentata nella sala consiliare della Provincia di Bergamo martedì 10 maggio alle 11. Vi spiegheremo volta per volta tutte le novità di questa edizione: intanto ecco a voi la locandina dell’edizione 2022.
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La festa del golf targato Accademia dello Sport per la Solidarietà: 120 concorrenti nella tappa dell’Albenza per il Bergamo Golf for Charity

Un 25 aprile dedicato al golf per l’Accademia dello Sport per la Solidarietà. Una bellissima giornata di sole in uno dei green più affascianti d’Italia, quello del Golf Club Albenza: organizzazione d’alto livello e applaudita da tutti i partecipanti. Ancora una volta i volontari dell’Accademia hanno buttato il cuore oltre l’ostacolo, impegnandosi per tutto il giorno per dare il miglior servizio possibile ai 120 partecipanti.

E’ stata la festa del golf, la festa di tutta l’Accademia, che ha rimesso in moto la macchina organizzativa in vista dei prossimi impegni: sabato 30 aprile ci sarà un altro appuntamento con il Bergamo Golf for Charity al Golf Club Rossera di Chiuduno.

Lo sport oltre il Covid-19, sarà questa la nostra mission per questo 2022, come ha ricordato Giovanni Licini alle premiazioni, avvenute alla presenza del Vicepresidente del Golf Club Albenza Gianluigi Viscardi e di tutto il consiglio dell’Accademia.

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I giorni più difficili raccontati da Roberto Keim, primario di Rianimazione dell’ospedale di Seriate

Roberto Keim, primario di Rianimazione dell’ospedale di Seriate, ripercorre i momenti più tragici e concitati dell’emergenza sanitaria vissuta in Bergamasca. Grazie alla generosità di tanti imprenditori, riuniti nell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, è stato possibile curare centinaia di pazienti.

Tutti noi ricordiamo le code fuori dai pronto soccorso e all’interno delle strutture sanitarie i posti letto non erano sufficienti per accogliere e curare la moltitudine di bergamaschi contagiati.

 

«Solo a Seriate siamo arrivati ad avere 100 malati al pronto soccorso, quando normalmente si ha una capienza massima di 30 o 40 persone. Il numero di pazienti affetti da insufficienza respiratoria ci ha obbligati ad ampliare i posti letto in terapia intensiva e sub intensiva. Posso affermare che siamo riusciti a compiere un miracolo, perché nel giro di 15 giorni abbiamo quadruplicato la terapia intensiva, grazie ad un immenso sforzo tecnico, logistico e operativo».

 

 

Oltre agli spazi fisici, dove ospitare letti e pazienti, il problema era quello di reperire anche le attrezzature.

 

«Il nostro dipartimento era fortunatamente ben dotato, ma è chiaro che abbiamo dovuto andare alla ricerca di ventilatori e dei famosi caschi C-pap. Abbiamo raggiunto i 60 trattamenti in contemporanea e i dispositivi sono stati utilizzati per i pazienti che necessitavano di un’assistenza meno invasiva. Sui 240 posti letto, calcolando anche le terapie intensive, in due settimana ci siamo trasformati in un ospedale esclusivamente Covid. Le attrezzature mediche indispensabili per il trattamento dei pazienti, non sono certo saltate fuori dal cilindro. Le aziende non avevano scorte sufficienti e i presidi venivano richiesti da tutte le strutture ospedaliere lombarde e italiane».

 

E’ in questo momento che si è scatenata la generosità di tutti i bergamaschi e di molti imprenditori, che hanno permesso di recuperare in breve tempo le attrezzature necessarie.

 

«Dobbiamo veramente ringraziare le aziende orobiche che si sono avvicinate all’Accademia dello Sport per la Solidarietà sovvenzioni e dispositivi vitali. Con Giovanni Licini, fondatore dell’associazione, si è instaurato un rapporto continuo, che ha permesso di comprendere le nostre esigenze e di trovare soluzioni nell’interesse di tutta la comunità».

 

 

Quali sono state le criticità maggiori?

 

«Per far funzionare caschi e ventilatori serviva tanto ossigeno, di conseguenza andava cambiata e potenziata la centrale di erogazione per assistere tutti i ricoverati, ma lo stesso discorso vale anche per i flussimetri. Alle aziende, molte delle quali bergamasche, che hanno incrementato la produzione H24 va tutto il nostro plauso, perché insieme agli operatori sanitari hanno permesso di curare e salvare centinaia di vite umane.

 

Il periodo pandemico è stato caratterizzato da diversi miracoli, come nel caso del reperimento dei farmaci cosiddetti “Curari”, indispensabili per addormentare i pazienti e permettere la pronazione e una migliore respirazione nei casi più gravi. Proprio parlando con Giovanni Licini, abbiamo scoperto che sul nostro territorio esisteva una realtà che commercializzava le fiale di curaro. Teniamo presente che durante la prima ondata avevamo un’ottantina di pazienti intubati per 15/20 giorni e che necessitavano di più cicli di pronazione per poter respirare meglio. Per uno scherzo del destino, il medicinale che ci è stato donato dall’azienda bergamasca è servito per salvare la vita a tanta gente, ma anche dello stesso imprenditore donatore, che nel frattempo aveva contratto il Covid. Infine è doveroso ricordare l’arrivo, grazie alla disponibilità dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, in accordo con il dottor Gianluigi Patelli, primario di radiologia a Seriate, della tac mobile proveniente dall’Olanda. I tamponi richiedevano tempi di attesa lunghi, mentre una radiografia dei polmoni permetteva di stabilire subito lo stato di salute del paziente e iniziare di conseguenza le terapie».

 

Dal punto di vista umano, cosa rimane della battaglia combattuta contro la pandemia?

 

«Ci ha toccato molto perdita di colleghi medici e infermieri, che hanno lavorato con noi e che purtroppo abbiamo visto morire. Durante i ricoveri non abbiamo mai fatto mancare il nostro supporto ai pazienti ricoverati, ma abbiamo anche instaurato un rapporto umano con le famiglie, che ci affidavano i loro cari senza poterli venire trovare e in molto casi non li rivedevano più perché nel frattempo morivano. Chiudo dicendo che dobbiamo essere grati alla scienza, che ha compiuto un vero miracolo, realizzando un vaccino che ci sta consentendo di tornare a vivere normalmente».

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La solidarietà è un pilastro della nostra comunità: la testimonianza del Sindaco di Scanzo Davide Casati

 
Il sindaco di Scanzorosciate, Davide Casati, ripercorre i 40 giorni più tragici dell’emergenza sanitaria, sottolineando l’impegno dimostrato da moltissimi cittadini e imprenditori
Sono trascorsi ormai due anni dallo scoppio della pandemia. Cosa le è rimasto di quei giorni?
 
«Ricordo, come fosse ieri, le strade completamente vuote. In qualità di sindaco avevo la possibilità di girare per le vie e le piazze deserte, ma non mi sono mai sentito solo, perché dalle finestre e sui balconi si affacciavano tutti i miei concittadini, in cerca di certezze. Un’altra immagine che rimarrà indelebile nella mia memoria è la coda delle pompe funebri fuori dagli uffici comunali per le denunce di morte».
 
Come trascorrevano le sue giornate da sindaco?
 
«Ero a completa disposizione del mio paese, innanzitutto per dare parole di conforto a tutti coloro che mi telefonavano, a partire dai parenti dei tantissimi defunti. Mi sentivo molto spesso anche con Giovanni Licini, fondatore dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, che mi chiedeva come poteva essere d’aiuto per la nostra comunità, oltre che per il resto della Bergamasca, facendo da raccordo con le strutture sanitarie. Sono state giornate frenetiche e drammatiche, tenendo presente che tutto si è concentrato in 40 giorni, tra marzo e i primi giorni di aprile. Purtroppo abbiamo perso tanti cittadini e anche numerosi ospiti della nostra casa di riposo».
 
Il Comune è insomma riuscito a stare vicino alla cittadinanza.
 
«Oltre alla presenza delle istituzioni, sono stati molto importanti i messaggi sui social network e le chiamate tramite il sistema informatico alle case di tutti, in modo da far sentire la voce del sindaco e la vicinanza dell’amministrazione comunale».
 
Nella drammaticità del momento abbiamo assistito ad un dispiegamento di forze per contrastare la pandemia.
 
«Anche a Scanzorosciate abbiamo attivato le reti di volontariato, che si sono rese subito rese disponibili. Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, non siamo mai stati soli e tutti insieme, dai ragazzi agli anziani, abbiamo dato una mano alla nostra comunità».
 
 
Volontariato e generosità hanno aiutato ad uscire dall’emergenza.
 
«A Scanzo abbiamo la fortuna di avere tanti imprenditori generosi, oltre a Giovanni Licini, che è anche cittadino benemerito. Molte aziende hanno donato soldi che il Comune ha utilizzato per i servizi sociali o i dispositivi di protezione individuale, distribuiti nelle case di riposo, ai medici di base e in tutte le case. Nulla era scontato, ma tutta la comunità ha dimostrato che è possibile collaborare pensando soprattutto agli altri, donando loro un sorriso e tanta fiducia. Questo è il vero pilastro sul costruire la ripartenza».
 

La testimonianza del Sindaco di Scanzorosciate Davide Casati

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La testimonianza diretta di Emilio Bailo: il pronto soccorso come un inferno dantesco

La testimonianza diretta di Emilio Bailo

Riviviamo l’emergenza sanitaria in Bergamasca. Emilio Bailo racconta la sua esperienza diretta con il Covid-19.
Cosa ricorda di quei giorni terribili, nella prima ondata della pandemia che ha sconvolto la Bergamasca a marzo 2020?
«Non è semplice parlare di questa esperienza, perché mi ha segnato più di tante altre nella mia vita. Io e mia moglie abbiamo iniziato ad avere i primi sintomi nei primi giorni di marzo 2020. Più passava il tempo e più crescevano i problemi, avevamo febbre e tosse ed era difficile ricevere risposte e supporto dal medico di base».
Visto il peggiorare delle vostre condizioni di salute, dalla vostra abitazione siete stati costretti ad andare in ospedale.
«Ad un certo punto è arrivata una telefonata provvidenziale da parte di mio cognato, che ci ha portato al Bolognini di Seriate per una Tac. Ci siamo infilati in macchina e nel deserto del lockdown, da Ponte San Pietro siamo arrivati alla struttura sanitaria di Seriate. Gli esami hanno subito sentenziato che soffrivamo di una polmonite interstiziale».
 
Stiamo parlando dei giorni peggiori della pandemia in Bergamasca, dove tutti ricordiamo le code fuori dagli ospedali. Come avete vissuto l’esperienza del ricovero?
«Nel mese di degenza, l’esperienza più drammatica è stata sicuramente al pronto soccorso del Bolognini di Seriate dove ci siamo trovati in un autentico inferno dantesco. Si vedevano persone accatastate su letti improvvisati che riempivano tutti gli spazi. I pazienti più anziani urlavano chiedendo aiuto e il personale sanitario correva da un malato all’altro. Dopo un giorno ci hanno trovato posto in reparto e hanno iniziato le cure».
In quella fase era impossibile avere contatti con amici e parenti. Come avete trascorso l’isolamento?
«Fortunatamente ero vicino a mia moglie e mi hanno aiutato molto i social. Grazie alla mia vasta rete di conoscenze e familiari (ho sei fratelli) ho ricevuto un supporto psicologico fondamentale tra messaggi e telefonate».
Passato il peggio, lei è stato portato in una seconda struttura sanitaria per completare il ciclo di cure.
«Sì, una volta dimesso dal Bolognini, sono stato accompagnato alla rsa di Scanzorosciate, un luogo ameno e blindato, prima di rientrare con grande emozione, a seguito del doppio tampone negativo, nella mia abitazione».
Cosa le ha lasciato dentro questa terribile esperienza?
«Innanzitutto il comportamento encomiabile di tutti gli operatori sanitari, in particolare delle infermiere, che hanno dimostrato tutta la loro professionalità ed empatia nei confronti dei pazienti. Un ruolo fondamentale l’ha svolto anche l’Accademia dello Sport per la Solidarietà con Giovanni Licini. In estate abbiamo trascorso qualche giorno di vacanza al sud Italia e ho incontrato diverse persone, da chi mi ha chiesto se ciò che aveva visto in televisione era veramente successo, ad alcuni giornalisti della Rai che, con le lacrime agli occhi, mi hanno espresso tutta la loro vicinanza per la tragedia vissuta in Bergamasca. Auspico una sola cosa: che i negazionisti si fidino di più della scienza.
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Monsignor Giulio Dellavite: la prossimità della Chiesa di Bergamo durante la pandemia

 
Monsignor Giulio Dellavite, Segretario generale della Curia di Bergamo, ripercorre i momenti più tragici della pandemia. In quei giorni tragici la prossimità, una parola di conforto e la benedizione dei medici agli ammalati, hanno permesso, grazie a semplici gesti, di alleviare dolore e sofferenze. Proseguiamo la raccolta dei ricordi dei primi mesi del 2020.
 
In un momento tragico per tutta la Comunità bergamasca, qual è stato il primo pensiero della nostra Chiesa?
 
«Una delle priorità che il Vescovo Francesco Beschi ha avuto durante la pandemia, soprattutto nel boom della prima ondata, è stato quello della prossimità, cioè di cercare di essere presenti il più possibile, tramite lo slogan «Uniti a distanza». Nei giorni della malattia, tutto distanziava, creava divisione e lontananza. Ogni domenica in Cattedrale veniva celebrata una Messa, mentre a metà settimana il Vescovo recitato un rosario nelle chiese della provincia. Con lui non c’era nessuno, ma la diretta televisiva dai diversi paesi della pianura e delle valli era un modo per essere prossimi a tutto il territorio».
 
 
La Chiesa e molte associazioni della Bergamasca si sono attivate per stare vicine ai più deboli e per portare loro conforto.
 
«La prossimità era rappresentata dai gesti più concreti dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, così come di altre associazioni, che hanno permesso di smuovere incredibili forze. Ma ricordiamoci anche dei tanti vicini di casa che si sono occupati di fare la spesa ad amici, parenti e conoscenti che in quei giorni erano ammalati, partendo dalle piccole cose. Nel momento peggiore della pandemia era molto importante anche ricevere una telefonata e la nostra Curia ha organizzato un servizio di ascolto con 60 preti, oltre a personale laico, in modo da rispondere alle numerose chiamate. Tanti anziani, ma anche giovani, avevano bisogno di supporto e la prossimità è stata indispensabile per superare la burrasca, nella quale la barca della famiglia ha sicuramente tenuto. I genitori sono stati molto presenti, assistendo i propri figli nella didattica a distanza, ma in quei giorni tutta la società è diventata famiglia, così come la Chiesa, che è entrata nelle case con le celebrazioni».
 
 
Il Vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, ha sostenuto anche tutto il personale sanitario, autorizzando medici e infermieri a benedire i malati.
 
«E’ stata una bellissima decisione, nata dal nostro Vescovo Francesco, che insieme a tutti i Vescovi della Lombardia, ha permesso a tante persone un grande gesto di vicinanza. Mi ha molto colpito il discorso di un medico che si dichiarava ateo, che ha raccontato come, nei momenti più concitati dell’emergenza sanitaria, le cure non bastavano e mancava completamente il contatto fisico con in pazienti. Ebbene, anche secondo lui l’ultima cura che potevano dare gli operatori sanitari era proprio la benedizione. Non si sarebbe mai aspettato che anche per lui, che era ateo, dire bene e una maggiore vicinanza a Dio, avrebbe rappresentato un dono unico e prezioso. Medici e infermieri sono diventati benedizione, presenza e mano di Dio. In quei giorni moltiplicavano il pane, guarivano i malati e scacciavano i demoni, la sofferenza e la paura, esattamente come i miracoli di Gesù».

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Monsignor Giulio Dellavite

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Bergamo Golf for Charity: 1° prova rinviata al 30 aprile

A causa del brutto tempo previsto per la giornata di demica, la 1° prova del Bergamo Golf for Charity in programma al Golf Club Rossera è stata rinviata a sabato 30 aprile.

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Cala il sipario sull’hub vaccinale di Chiuduno: un’esperienza fantastica per i nostri volontari

Si chiude qua l’avventura dell’ hub vaccinale di Chiuduno, dove anche la nostra Accademia dello Sport è stata grande protagonista con i suoi volontari. Lo sforzo di tanti ha portato a risultati fantastici. Il polo vaccinale di Chiuduno è stato quello che ha somministrato più dosi di vaccino anti Covid di tutta la Bergamasca, 480.339 in 13 mesi.

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Bergamo Golf for Charity 2022: il dépliant della manifestazione a cura dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà

Riprendono le manifestazioni sportive legate all’Accademia dello Sport per la Solidarietà. In pagina trovate il link da visualizzare con il depliant della manifestazione e tutte le iniziative della nostra associazione.

2022 LIBRETTO MANIFESTAZIONE GOLF FOR CHARITY

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“Lo sport Oltre il Covid: noi non molliamo”. La pagina simbolo del 2022 dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà

Inizia ufficialmente il nuovo anno legato allo sport da parte dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà. Ripartiamo da qua, dalle persone che hanno contribuito a non mollare e a portarci fuori dall’incubo del Covid-19. Ecco la locandina che ci accompagnerà in questo 2022 che per noi vuole essere la giusta occasione di rilancio. Nei prossimi giorni vi aggiorneremo riguardo alla nostra attività sportiva e alle prime date del torneo di golf.

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