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Cala il sipario sull’hub vaccinale di Chiuduno: un’esperienza fantastica per i nostri volontari

Si chiude qua l’avventura dell’ hub vaccinale di Chiuduno, dove anche la nostra Accademia dello Sport è stata grande protagonista con i suoi volontari. Lo sforzo di tanti ha portato a risultati fantastici. Il polo vaccinale di Chiuduno è stato quello che ha somministrato più dosi di vaccino anti Covid di tutta la Bergamasca, 480.339 in 13 mesi.

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Bergamo Golf for Charity 2022: il dépliant della manifestazione a cura dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà

Riprendono le manifestazioni sportive legate all’Accademia dello Sport per la Solidarietà. In pagina trovate il link da visualizzare con il depliant della manifestazione e tutte le iniziative della nostra associazione.

2022 LIBRETTO MANIFESTAZIONE GOLF FOR CHARITY

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“Lo sport Oltre il Covid: noi non molliamo”. La pagina simbolo del 2022 dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà

Inizia ufficialmente il nuovo anno legato allo sport da parte dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà. Ripartiamo da qua, dalle persone che hanno contribuito a non mollare e a portarci fuori dall’incubo del Covid-19. Ecco la locandina che ci accompagnerà in questo 2022 che per noi vuole essere la giusta occasione di rilancio. Nei prossimi giorni vi aggiorneremo riguardo alla nostra attività sportiva e alle prime date del torneo di golf.

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Angeletti, il suo curaro ha salvato vite, compresa la sua, all’Ospedale di Seriate

Aldo Angeletti, presidente dell’azienda Salf Spa – Laboratorio farmacologico di Cenate Sotto è stato protagonista di un benevolo scherzo del destino. E’ la dimostrazione di come la generosità venga spesso ricompensata.
Prosegue il viaggio attraverso le testimonianze dei protagonisti della pandemia, uniti nella solidarietà. Da presidente di un’azienda che si occupa di farmaci, come ha vissuto l’emergenza sanitaria?
 
«E’ un periodo che ci ricorderemo a lungo molto bene – commenta Aldo Angeletti -. Ci siamo resi conto di come ci fosse un dramma in corso e sembrava di vivere in una bolla quasi surreale».
 
Come ha conosciuto l’Accademia dello Sport per la Solidarietà?
 
«Una domenica sera ricevetti la chiamata di un amico che mi annunciava la telefonata di Giovanni Licini, fondatore dell’Accademia, che aveva un’urgenza per ospedale di Seriate. Sinceramente conoscevo Licini solo di nome, per le opere meritorie che aveva portato avanti negli anni in campo sociale. Quando mi chiamò, mi informò relativamente alla necessità urgente del Bolognini di ricevere un medicinale indispensabile per la sedazione dei pazienti, il Curaro».
 
 
Si tratta di un prodotto specifico, che rientra fra le disponibilità della sua azienda Salf Spa?
 
«Esattamente, è fra i medicinali che commercializziamo e, proprio per l’evolversi della pandemia, c’era molta richiesta e riscontravamo una certa carenza con poche scorte. Dissi a Giovanni Licini che l’indomani, lunedì mattina, avrei immediatamente verificato la disponibilità a magazzino. Così feci e per nostra fortuna avevamo in casa un paio di migliaia di fiale, che abbiamo consegnato subito alla struttura sanitaria di Seriate. Ci ringraziarono tutti e ancora oggi ci sono riconoscenti per la pronta risposta alle esigenze del territorio».
 
Purtroppo trascorrono poche ore dalla consegna del medicinale e anche lei viene contagiato dal Coronavirus.
 
«Si è trattato proprio di un benevolo scherzo del destino, perché mercoledì, due giorni dopo la consegna del curaro all’ospedale di Seriate, ho contratto la malattia. Mi sono subito reso conto che non era una semplice influenza e domenica le mie condizioni hanno iniziato a peggiorare. Mia moglie ha chiamato il 118 e mi hanno ricoverato proprio al Bolognini di Seriate. A poche ore dall’arrivo all’ospedale, mi hanno trasferito in terapia intensiva, dove sono rimasto per ben 20 giorni. Capite bene che avrò sicuramente anche io beneficiato delle stesse fiale che la nostra azienda aveva donato e, facilmente, il gesto di generosità che abbiamo compiuto mi salvato la vita».
 
Peraltro l’attività della sua azienda non si è mai fermata, nemmeno nel periodo peggiore della pandemia.
 
«Non potevamo permettercelo, anche perché lo stesso Ministero della Salute in quel periodo ci aveva raccomandato di non far mancare i medicinali essenziali agli ospedali. Con le richieste in aumento abbiamo seriamente rischiato di andare in carenza e qui devo ringraziare tutti i nostri dipendenti che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, dimostrando dedizione al lavoro, senso del dovere e di responsabilità, ma anche tanta voglia di contribuire alla salute pubblica nel senso iù stretto della parola. Ci è sembrato giusto e doveroso distribuire loro un premio speciale per la riconoscenza e il coraggio. Eravamo infatti una delle poche aziende in attività e i lavoratori sapevano bene di essere esposti al contagio, ma hanno risposto veramente in maniera lodevole».
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La grande organizzazione alpina, insieme all’Accademia, per l’Ospedale in Fiera. La testimonianza di Sergio Rizzini, responsabile Ana

Sergio Rizzini, responsabile della sanità alpina e dell’Ospedale da Campo dell’Ana, definisce come un vero e proprio miracolo la costruzione di 142 posti letto che hanno salvato la vita a molti bergamaschi. Un’operazione resa possibile grazie a decine di volontari tra alpini, artigiani e tifosi atalantini, sotto il vigile sguardo del busto di Papa Giovanni XXIII

 Sergio Rizzini, responsabile della sanità alpina e dell’Ospedale da Campo dell’Ana, ripercorre quanto accaduto dai primi segnali registrati a gennaio 2020, fino all’allestimento dell’ospedale da campo nei padiglioni della fiera di Bergamo.

«Ricordo come fosse ieri, che è iniziato tutto il 4 di febbraio 2020, quando il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, ha attivato la sanità alpina per l’aeroporto di Bergamo. In quel periodo abbiamo controllato 18 mila viaggiatori al giorno, rimanendo operativi dalla mattina alle 5 fino alle 2 di notte».

Ai primi di febbraio 2020 c’era già la sensazione che i pochi contagi si sarebbero presto trasformati in un’ecatombe di portata internazionale?

«Mi sono subito reso conto che situazione era molto più grave di quello che ci si aspettasse. Già l’8 febbraio avevo ipotizzato che sarebbe stata un’emergenza più grave dopo la pandemia registrata con la Spagnola. Nei giorni precedenti, a fine gennaio, ci siamo riuniti a Roma per alcuni incontri di vertice con le forze armate e il dipartimento di Protezione civile. In quell’occasione ricevetti una telefonata da un altissimo ufficiale dell’esercito che mi chiedeva come avrei organizzato i campi di accoglienza per positivi con tutto il supporto sanitario».

A quel punto, in qualità di responsabile della sanità alpina, come decise di muoversi?

«Telefonai subito per ordinare dispositivi di protezione come camici e mascherine, anche se nessuno immaginava che ne sarebbero serviti migliaia, cosa che ci consentì di portare avanti in sicurezza l’attività in aeroporto. Intorno al 21 febbraio iniziai le mie riflessioni su come creare un polmone di accoglienza fuori dagli ospedali».

I momenti sono veramente concitati e non si riescono nemmeno a contare i pazienti contagiati e, purtroppo, anche le migliaia di morti.

«L’ospedale Ana è concepito come da campo e all’inizio si pensava alle classiche tende, ma eravamo a marzo e non sapevamo quanto sarebbe durata la pandemia. Dovevamo progettare un

Serviva una struttura che durasse almeno 4 stagioni e potesse sopportare sia il caldo sia il freddo. Inoltre occorreva fare molta attenzione alla sanificazione dell’aria in modo da prevenire altri contagi».

Mentre tutto il mondo seguiva le vicende di Wuhan e la costruzione della mega struttura sanitaria in Cina, Bergamo riusciva a stupire per laboriosità, ingegnosità e spirito di squadra. In una settimana decine di volontari riescono ad allestire un ospedale con più di 140 posti letto.

«Pensammo alla fiera di Bergamo, ma inizialmente si pensava al piazzale. Lavorando quotidianamente con la Regione e il Governo, riuscii a ottenere di costruire un ospedale da campo «sui generis» e cioè all’interno dei padiglioni, In questo modo siamo riusciti a realizzare anche un impianto di aerazione, garantendo aria sanificata sia in entrata che in uscita. Alla fine abbiamo costruito dal nulla un ospedale da 142 posti, 72 di terapia intensiva e 70 in sub intensiva, e abbiamo deciso di regalare il progetto all’Oms. Grazie agli spazi e alle continue sanificazioni, abbiamo ottenuto condizioni particolarmente favorevoli nella cura dei pazienti, registrando una mortalità dieci volte più bassa rispetto alla media».

Nei momenti più difficili è emersa la grande solidarietà di Bergamo, come capitale del volontariato.

«L’Accademia dello Sport per la Solidarietà ci ha supportato sin dall’inizio, rispondendo ad ogni nostra richiesta. Ero in contatto tutti i giorni con il fondatore dell’associazione, Giovanni Licini, e abbiamo ricevuto veramente un aiuto indispensabile. Grazie all’Accademia siamo riusciti ad avere un grande impianto d’ossigeno e alcuni imprenditori ci hanno fornito materiale indispensabile, come le bombole, i filtri e tutto il necessario per aprire i reparti e far respirare i bergamaschi».

Molti hanno definito come un vero e proprio miracolo la nuova struttura sanitaria cresciuta dal nulla in pochissimo tempo.

«Possiamo affermare che si è mosso l’intero popolo bergamasco e l’ospedale da campo era certificato con una tripla A, l’iniziale di Alpini, Artigiani e Atalantini. Tutti eravamo lì con l’obiettivo di frenare e sconfiggere il virus, per consentire ai propri familiari e amici e cittadini di guarire e tornare alla normalità. Ricordo che il primo giorno di lavoro abbiamo scoperto un busto di gesso di Papa Giovanni XXIII, che ci ha guidato per compiere un grande miracolo. Non ci ha mai fatto mancare la lucidità e nessuno di noi si è fermato per la stanchezza: era come se avessimo una testa sopra di noi come una forza sovrannaturale».

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La bufera Covid-19 e la rinascita dall’Ospedale di Seriate. La testimonianza del direttore dell’Asst Bergamo Est Francesco Locati

Il direttore dell’Asst Bergamo Est, Francesco Locati, ripercorre i momenti più concitati della prima ondata, sottolineando l’impegno di medici, operatori, sanitari, tecnici e tanti volontari che non hanno mai fatto mancare il loro supporto

Il direttore dell’Asst Bergamo Est, Francesco Locati, racconta l’impegno in prima linea nella gestione di sei ospedali e delle sedi territoriali, prese d’assalto da pazienti Covid a marzo 2020.
«La nostra Azienda Socio Sanitaria Territoriale si estende su un territorio molto vasto – conferma Locati – e la prima ondata, a marzo 2020, ci ha visto impegnati a fronteggiare un’emergenza mai vista prima, per la quale abbiamo dovuto risolvere quotidianamente diverse problematiche».
Tutta la Bergamasca di ritrova a gestire un vero e proprio tsunami.
«Durante il picco pandemico della primavera 2020 abbiamo registrato un numero di casi molto, molto rilevante. Tutti noi ci ricordiamo le code fuori dai pronto soccorso, con ben 28 pazienti ricoverati nella nostra terapia intensiva. Lo spazio non era mai sufficiente e i malati intubati sono stati ospitati anche nelle unità coronariche e nelle sale operatorie degli ospedali».
Oltre agli spazi fisici hanno iniziato a scarseggiare dispositivi medici e addirittura l’ossigeno per curare i pazienti affetti da Covid-19.
«Il contatto con l’Accademia si è acuito proprio nella prima fase della pandemia, con un sopporto decisivo per aiutare la nostra Asst a risolvere moltissime problematiche. Tra le necessità urgenti, avevamo bisogno di un supporto adeguato di ossigeno per curare i 450 pazienti ricoverati nei reparti nel mese di marzo. Le nostre strutture sono state completamente riorganizzate grazie al grande lavoro profuso da medici, infermieri e tecnici. A loro va la mia profonda riconoscenza e li ringrazio perché si sono messi a completa disposizione per garantire tutte le necessità assistenziali che richiedeva il momento. Insieme a loro è stato fondamentale, da tutti i punti di vista, anche il contributo dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà».

Insieme all’associazione guidata da Giovanni Licini è stato possibile portare avanti un vero lavoro di squadra.
«Mi sentivo quasi quotidianamente con Licini e ricordo in particolare l’arrivo della tac mobile dall’Olanda, che ci ha permesso di fare diagnosi addirittura prima dell’esito del tampone. A pochissima distanza dall’esordio della pandemia, ci ha consentito di garantire ai pazienti l’inquadramento diagnostico più accurato e le conseguenti cure. Inoltre, grazie all’Accademia, abbiamo adeguato il nostro impianto di ossigeno in un giorno e mezzo, quando in tempi normali avremmo dovuto attendere almeno 5 giorni. Ma insieme alla portata dell’impianto, avevamo bisogno anche di filtri, indispensabili per erogare ossigeno. E anche qui l’associazione ci ha dato un grossissimo contributo nella loro ricerca, anche perché dobbiamo considerare che in quei momenti si trattava di dispositivi molto richiesti».
Uno sforzo corale per andare incontro all’emergenza che aveva colpito tutta la comunità bergamasca.
«Esattamente, ma badate bene che il supporto dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà si è concretizzato anche nella ricerca di farmaci indispensabili, come il curaro, necessario per la sedazione dei pazienti intubati. Grazie all’associazione siamo riusciti a recuperarne un buon quantitativo e a garantire i farmaci migliori, disponibili in quel momento per il trattamento della malattia da Coronavirus».

Nei momenti più concitati dell’emergenza sanitaria, non ha avuto momenti di sconforto?
«Non potevamo permettercelo, anche perché durante la fase più critica dovevamo continuare a dare speranza. Il lavoro di squadra messo in piedi a partire dai primi giorni ha dato i suoi frutti e subito abbiamo costituito un’unità di crisi che si aggiornava di ora in ora. In questi casi, è proprio il caso di dirlo, l’unione fa la forza».
Trascorsa la fase più tragica della pandemia, ci si è dovuti organizzare per la campagna vaccinale.
«Esattamente e anche qui l’Accademia non ha fatto mancare il suo supporto, aiutandoci ad allestire i centri di Clusone e Rogno, ma mettendo anche a nostra disposizione i volontari necessari per garantire il regolare svolgimento dell’attività di accettazione e accompagnamento a Chiuduno. Dall’inizio della campagna di vaccinazione, l’associazione ci è sempre stata vicina, supportando e finanziando anche il laboratorio di biologia molecolare di Calcinate, che vanta un sistema robotizzato donato dal distretto 2042 del Rotary. Come vedete, l’Accademia dello Sport per la Solidarietà ci ha aiutato in uno spettro molto ampio, dalle necessità immediate alla campagna vaccinale: uno sforzo a tutto tondo che merita un grande ringraziamento al presidente Giovanni Licini, al direttivo, ai soci e a tutti i volontari dell’associazione, che ci hanno supportato sia materialmente che dal punto di vista psicologico.

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“Oltre il Buio”: le testimonianze della pandemia Covid-19 del 2020. Beppe Panseri e la corsa alla Solidarietà

Giuseppe Panseri, presidente della Despe Spa, è stato fra i primi a scendere in campo per far arrivare a Bergamo la tac mobile dall’Olanda. L’Accademia della Sport per la Solidarietà ripercorre la storia della pandemia attraverso le tante iniziative di solidarietà che hanno permesso di salvare vite umane.

L’Accademia dello Sport per la Solidarietà ripercorre, a due anni di distanza, i momenti più concitati e tragici della pandemia causata dal Covid-19. Ad inizio 2020 tutta la Bergamasca è costretta a fermarsi, ma il grande cuore e la solidarietà dell’Accademia, guidata da Giovanni Licini, decide di proseguire il suo cammino solidale e di scendere in campo per aiutare medici, infermieri e istituzioni a superare l’emergenza. L’Accademia dello Sport per la Solidarietà, che da 35 anni è al servizio della comunità bergamasca riesce a raccogliere la straordinaria cifra di un milione e 200 mila euro. Con grande generosità gli imprenditori orobici non fanno mancare il loro prezioso supporto, indispensabile per acquistare dispositivi medici, caschi Cpap, allestire l’ospedale da campo in fiera a Bergamo e per noleggiare una tac mobile arrivata direttamente dall’Olanda.

Giuseppe Panseri è il presidente dell’azienda Despe Spa di Torre de’ Roveri, da più di 40 anni riconosciuta a livello internazionale per la sua capacità unica di progettare soluzioni innovative nel campo della demolizione, engineering consulting, decommissioning e delle bonifiche. «Dopo lo scoppio della pandemia, nei mesi di marzo 2020 avevamo chiuso gli uffici e lasciato a casa i nostri collaboratori – ricorda l’imprenditore -. Di punto in bianco ci siamo ritrovati bloccati in casa con le nostre famiglie. Mi ricordo che ci sentimmo con Giovanni Licini, che aveva ricevuto una telefonata dal dottor Gianluigi Patelli, primario di radiologia dell’ospedale Bolognini di Seriate, che necessitava di una tac mobile per i moltissimi pazienti che si ritrovavano in coda fuori dal pronto soccorso. Subito ci siamo attivati e, grazie al nostro Licini, che si mosse subito come un bulldozer, abbiamo trovato un macchinario in Olanda». Sono attimi veramente concitati, nei quali iniziano a piovere notizie di ricoveri in terapia intensiva e, purtroppo, anche di numerosi morti a causa di questo virus, sconosciuto, ma altamente letale. Bisogna fare in fretta e Beppe Panseri è fra i primi imprenditori che danno carta bianca a Giovanni Licini per portare a Bergamo la tac mobile. «Ricordiamo tutti le code fuori dagli ospedali – prosegue Panseri – e proprio grazie al camion con la tac mobile, che siamo riusciti a far arrivare in tempi record, abbiamo dato una grossa mano al personale sanitario. Con la nuova strumentazione si poteva infatti fare un rapido screening dei pazienti e curare subito coloro che erano affetti da Covid-19. Personalmente ho incontrato un paziente guarito dal Coronavirus, che ha ringraziato commosso le persone che hanno trovato la tac mobile perché gli aveva salvato la vita. Anche una sola persona guarita, ricompensava per tutto il lavoro fatto». L’aiuto degli imprenditori bergamaschi e dell’Accademia si è presto esteso a tutte le esigenze che venivano manifestate dalle strutture ospedaliere. «Siamo stati travolti da un vero e proprio tsunami, che nessuno aveva previsto e nessuno conosceva – continua Panseri -. Per esempio mancavano mascherine e tute, così ho fornito i dispositivi che normalmente utilizziamo per le bonifiche dell’amianto. In pochi giorni si è scatenata una solidarietà internazionale, tanto che anche in azienda ricevevamo decine di chiamate dai nostri contatti in giro per il mondo. Bergamo appariva a tutti come se fosse stata bombardata da un nemico invisibile». L’impegno dell’Accademia è stato profuso anche nell’allestimento dell’ospedale da campo e nella campagna di vaccinazione «Dobbiamo ringraziare gli Alpini, i volontari e i miei amici imprenditori bergamaschi che hanno risposto in maniera solidale alle numerose chiamate e richieste, anche per l’impianto di ossigeno che è stato montato in fiera – conclude Beppe Panseri -. L’impegno dell’Accademia è proseguito anche con la campagna vaccinale, nella quale ho vissuto un’esperienza unica come volontario. Oltre agli aiuti economici abbiamo infatti messo a disposizione del tempo per gli altri, con un valore decisamente diverso. Ho accolto moltissimi anziani al centro di Chiuduno, spesso arrivavano impauriti, ma bastavano un sorriso, un semplice gesto o una battuta per far cambiare l’espressione del loro volto».

Beppe Panseri - Presidente e Fondatore DESPE spa

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Online il nuovo sito dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà

Ci aspetta un nuovo anno, l’anno della rinascita con la ripartenza in toto delle nostre attività. Il 2022 si apre con la nuova veste grafica del sito dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà: è online il nuovo portale, grazie ad un lungo lavoro dei nostri collaboratori impegnati nella gestione delle attività di comunicazione dell’associazione. Una restyling del sito in ottica moderna, emozionale e più interattivo su tutte le piattaforme, un motivo in più per seguire da vicino le attività dell’Accademia.

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P.M.T. RIBBONS SRL e Giuliano Todeschini nuovi amici dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà

Giuliano Todeschini è il titolare della P.M.T. RIBBONS SRL, una carpenteria metallica qualificata nella lavorazione di acciai inox-speciali, nella costruzione di componenti e prototipi per macchinari/impianti industriali nata nel 1995 ad Urgnano.
Da più di 20 anni Todeschini è vicino al mondo dello sport e alla società di atletica della Pianura Bergamasca, con lo spirito di sostenere le attività sportive del territorio e sensibilizzare la collettività agli sport.

Da giocatore di golf, l’idea è stata quella di appoggiare la nostra associazione nel prossimo Golf for Charity. “Abbiamo scelto di sostenere l’Accademia per dare un aiuto concreto alla realizzazione di progetti di solidarietà utili alla comunità -spiega Todeschini-: questo è un tema che ci sta particolarmente a cuore e Accademia dello port risponde a quei valori di condivisione, rispetto dell’ambiente e appartenenza al proprio territorio che noi condividiamo”

 

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Silvia Persico sul tetto del mondo del ciclocross: alla 24enne di Cene i complimenti dell’Accademia

Grande impresa per una giovane promessa del ciclismo italiano. Silvia Persico, 24 enne di Cene, ha conquistato la medaglia di bronzo individuale e la medaglia d’oro nel team relay a squadre nel campionati del mondo di ciclocross negli Stati Uniti. E’ nata una nuova stella del firmamento sportivo bergamasco arrivata ai livelli più alti mondiali. Tutta l’Accademia dello Sport per la Solidarietà si unisce alla grande gioia di tutta la famiglia di Cene per i grandi risultati di Silvia: non appena sarà possibile ti aspettiamo per conoscerti e dedicarti il giusto tributo!

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