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Torneo di Tennis, ospiti i familiari del maestro Giorgio Röhrich. Mario Mazzoleni punzecchia Mourinho dopo la finale

In Cittadella Lucia e Nicola Röhrich, moglie e figlio del compianto maestro cui sono intitolati il centro sportivo e un torneo: “Sarebbe orgoglioso di vedere il suo nome associato alla solidarietà” . L’ex arbitro: “Non mi sono piaciuti gli atteggiamenti della Roma”  

 
La solidarietà rimane sempre al primo posto nei pensieri dei partecipanti alla 45esima edizione del torneo di tennis dell’Accademia dello Sport per la Solidarietà, ma giunti al giorno 11 della competizione si inizia a fare sul serio anche in campo. 
 
Insieme ai tornei Achille e Cesare Bortolotti (Doppio maschile) e Giacinto Facchetti (singolare A), avanza anche il torneo di doppio maschile intitolato a Giorgio Röhrich nel quale a incrociare le racchette sulla terra rossa sono tutti gli allievi del grande maestro bergamasco recentemente scomparso e che ha portato il nostro tennis ai vertici delle classifiche nazionali, europee e mondiali. 
 
E il 6 dicembre scorso il rinnovato centro sportivo dell’Accademia dello Sport è stato intitolato proprio a lui, che al tennis ha dedicato tutta la sua vita: a suggellare l’iniziativa, nella serata di giovedì 1 giugno, è stato un onore poter ospitare Lucia e Nicola Röhrich, moglie e figlio del maestro Giorgio. 
 
“Si meritava l’intitolazione di questo bel centro – è il pensiero dei due familiari -, per tutto quello che ha fatto per il Tennis Bergamo e i tennisti che ha cresciuto e che oggi sono a loro volta maestri. Veramente un gran bell’impianto, che dà la possibilità a tutti  quelli che fanno sport di passare giornate stupende. Queste manifestazioni sono qualcosa di unico, perché abbinano sport e solidarietà. Vediamo tanta partecipazione, non soltanto di vip, ma anche di pubblico. Un grosso grazie a Giovanni Licini e a tutta l’Accademia per aver organizzato con impegno e passione una manifestazione impeccabile. Lui sarebbe stato orgoglioso di vedere il proprio nome associato alla solidarietà, perché ha sempre messo al primo posto i più deboli e quelli che avevano più bisogno di essere seguiti, nella vita come nel tennis. Per lui lo sport era, prima di tutto, insegnamento di valori. I valori veri della vita. Avere la possibilità di richiamare il suo nome in un contesto così importante è per noi la soddisfazione più grande e siamo sicuri che anche lui dall’alto sarà veramente contento”. 
 
Nel torneo di doppio maschile è sceso in campo anche Mario Mazzoleni, ex arbitro bergamasco oggi impegnato nel mondo dell’arte e presenza storica al Torneo dell’Accademia, tanto che lui stesso faticava a ricordarsi il numero di edizioni disputate: “È un appuntamento immancabile, penso di aver partecipato per 10 o 12 anni di fila. Anche perché il fine è importante ed è un gruppo di persone molto affiatate, perciò mi fa piacere contribuire come partner alla riuscita della manifestazione”.

All’indomani della finale di Europa League, è inevitabile scambiare qualche battuta, prima ancora che sulla terra rossa, sulla partita tra Siviglia e Roma, costellata dalle polemiche giallorosse all’indirizzo del direttore di gara, l’inglese Anthony Taylor: “Stavo commentando la partita negli studi di Sportitalia – spiega  Mazzoleni – e non ho visto una prestazione così scandalosa da parte dell’arbitro. Al contrario, da italiano, sportivo ed ex arbitro non mi è piaciuto assolutamente il comportamento delle squadre italiane all’estero, soprattutto quando tutta la panchina della Roma è entrata in campo a protestare e il mister Mourinho ha assunto atteggiamenti scorretti, anche a fine partita, quando ha raggiunto Taylor fuori dalla macchina per insultarlo. Credo che uno che si fa chiamare “Special One” debba esserlo in campo e fuori, quando vince e soprattutto quando perde. Tutto sommato sono quasi contento, perché ogni tanto qualche lezione a certi personaggi serve. Ieri sera al fischio d’inizio tifavo Roma, poi visti gli atteggiamenti di gran parte dei giocatori e della panchina ho sostenuto il Siviglia”.

L’ex arbitro fa infine un bilancio sul tanto discusso VAR, a quasi sei anni dall’introduzione in Italia: “La mia opinione è assolutamente positiva. Ne parlavo la settimana scorsa con Rocchi, designatore degli arbitri che è salito in Serie A con me e quindi siamo molto amici. Mi diceva che, dati alla mano, gli interventi del VAR hanno portato a prendere la decisione giusta per più del 97% degli episodi. Mi sarebbe piaciuto averlo ai miei tempi. Di certo va sistemata l’uniformità di giudizio sui falli di mano, insieme a tante altre cose che possono essere migliorate, ma resta uno strumento che vedo con favore. Il VAR ha modificato il modo di intendere il calcio e il comportamento degli arbitri, soprattutto dei guardalinee, che ora devono aspettare ad alzare la bandierina, ma in fin dei conti porta a prendere decisioni corrette. Ai miei tempi, senza moviola, il rigore dato al Siviglia nel secondo tempo sarebbe stato assegnato di sicuro, ma rivedendo i fotogrammi si nota che il giocatore sfiora appena la palla, abbastanza da poter revocare il penalty”.